Trattative 2.0

Ieri la procura di Palermo ha chiuso le indagini della cosiddetta trattativa Stato-mafia ricostruendo dopo 4 anni di indagini l’orribile pagina italiana che, dall’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima alle bombe del ’93 fino all’inizio dell’era Berlusconiana, viene volgarmente  definita come “strategia stragista”.
In numeri: nove pagine e dodici indagati.

 

I nomi di spicco dell’inchiesta:

Nicola Mancino

“Non ho mai avuto conoscenza di una trattativa dello Stato con la mafia. Se ne fossi stato a conoscenza l’avrei respinta e avrei posto la questione al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio chiedendo un dibattito in Consiglio dei Ministri”.

24 febbraio 2012

Calogero Mannino

“Se non fosse il testo dell’invito a comparire lo considererei o uno scherzo o un delirio. Ma vengo sottoposto ancora una volta al martirio della pazienza. E ancora una volta la mia difesa sarà secca ed intransigente. Respingo nel modo più totale ogni sospetto ed anche impressione d’accusa”.

23 febbraio 2012

Marcello Dell’Utri

“… grazie al paesano (Dell’Utri, ndr) e a Berlusconi la mafia aveva il Paese nelle mani” [Gennaio 1994 – Giuseppe Graviano a Gaspare Spatuzza – bar Doney, via Veneto, Roma]

18 giugno 2008

Gen. Antonio Subranni

“Oggi Subranni avrebbe dovuto deporre al processo ma si è avvalso della facoltà di non rispondere, facoltà che gli arriva proprio dallo stato di indagato. «Attualmente il generale Subranni – ha spiegato il pm Di Matteo – è sottoposto a indagine nell’ambito del procedimento collegato a quello in corso”

1 giugno 2012

Gen. Mario Mori

“Mai trattato con la mafia”

2 marzo 2012

Col. Giuseppe De Donno

“Posso dire che sicuramente venne al Ministero per incontrarmi il cap. De Donno – esordisce la Ferraro – non ricordo esattamente la data, ma ho memoria del fatto che parlai di tale vicenda col dott. Borsellino all’aeroporto di Roma ove lo stesso si trovava unitamente alla moglie, di ritorno da un convegno a Giovinazzo (BA)” [Liliana Ferraro]

14 ottobre 2009

Assieme a loro, il gotha dei corleonesi: Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Antonio Cinà, Totò Riina e Bernardo Provenzano.

“Hanno agito per turbare la regolare attività dei corpi politici dello Stato. Hanno agito in concorso con l’allora capo della Polizia Parisi e il vice direttore del Dap Di Maggio, deceduti”

recita l’atto d’accusa: violenza o minaccia a Corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato in pratica.

Nell’indagine, per false informazioni al pubblico ministero, ci sono finiti anche

l’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso

“Fu una mia scelta, non ci fu alcuna trattativa”

novembre 2010

l’ex capo del Dap Adalberto Capriotti

l’europarlamentare dell’Udc Giuseppe Gargani.

Per questi ultimi però, c’è il blocco di legge fino alla definizione in primo grado del processo principale e, pertanto, a loro, l’avviso di chiusura indagine non è stato notificato.

Anche Massimo Ciancimino dovrà rispondere di concorso in associazione mafiosa (nonché di calunnia aggravata nei confronti dell’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro) perché responsabile di aver svolto

“costantemente il ruolo di latore di messaggi scritti e comunicazioni orali (aventi ad oggetto argomenti di primario rilievo per la predetta organizzazione mafiosa) fra il padre e Bernardo Provenzano”

Tutti provvedimenti con gli avvisi di chiusura delle indagini (normalmente precedeno le richieste di rinvio a giudizio) non sono però stati firmati nè dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo (non formalmente titolare del procedimento), nè dal sostituto Paolo Guido, sembrerebbe in disaccordo con la linea portata avanti dall’aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Lia Sava.

I brani seguenti, tuttavia, proprio per quest’ultima fattispecie, lascerebbero il campo ad altri scenari.

(ANSA) – PALERMO, 14 GIU – ”Il mio visto su un avviso di conclusione di indagine non e’ obbligatorio come accade invece per le richieste di misura cautelare. Ne’ avevo l’obbligo di firmare l’atto non essendo coassegnatario dell’indagine. E comunque la richiesta di rinvio a giudizio non e’ stata ancora fatta”. Lo dice il procuratore di Palermo Francesco Messineo che non ha sottoscritto l’avviso di chiusura dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia notificato oggi a 12 persone. Appare pero’ chiara la presa di distanza del capo dell’ufficio presa proprio alla vigilia del plenum del Csm che dovra’ decidere sulla sua eventuale nomina a Procuratore Generale di Palermo.
Anche il Pm Paolo Guido non ha firmato l’atto.

14 giugno 2012

“Corsa per la Procura generale di Palermo. Francesco Messineo è in pole. Ma il Csm è diviso.”

12 giugno 2012

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