Bartolo, l’antimafia e la massoneria stile ‘ndrangheta

Tratto dal blog “Guardie o ladri” di Roberto Galullo, il pezzo ribadisce (concordo sulla necessità di farlo e spesso! Altri passaggi del Galullo li ho trovati invece poco aderenti e, infatti -non me ne vorrà, spero- li ho evitati) in sostanza l’analisi già impeccabilmente espressa da Ingroia.

Interessante è, tuttavia, il commento al post di tal Bartolo (così si firma) che, pur nella sua accesa fumosità (voluta? Magari sì, visto che, per essere stato compagno di cella di molti fra i protagonisti del pezzo, qualcosa da nascondere dovrebbe avercela) è sovrapponibile a molti temi usati e abusati dai detrattori tout court dell’antimafia.

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[…] alcune settimane fa ho dato conto di un interrogatorio sostenuto dal pentito Antonino Belnome nel 2010 con il pm di Milano Boccassini Ilda.

Ebbene il furbo Belnome – pur già in possesso della non indifferente dote di “padrino” – a domanda risponde: dopo la ‘ndrangheta si entra in discorsi di massoneria, di trattative tra Stato e mafie e via di questo passo. E lui ne faceva parte? No, no…lui in fin dei conti aveva solo la dote di padrino! E dunque era tagliato fuori da discorsi più grandi (così dice lui).

Questo collaboratore di giustizia è ritenuto attendibile dalla Procura di Milano (se lo sia non lo so e poco o nulla me ne curo) perché nella parte in cui si riferisce alla massoneria deviata dice cose ovvie e scontate che solo chi nulla sa di mafia o nulla vuol vedere si ostina a non vedere: vale a dire che la cupola mafiosa (siciliana e calabrese) è ormai “altro” e “fuori” dalle cosche di originaria appartenenza.

Insisto su questo punto: le menti raffinatissime delle mafie siedono oltre i conviviali tavoli mafiosi fatti di Provenzano, Oppedisano & compagnia cantando. Siedono in club esclusivi fatti di politica, massoneria deviata appunto, finanza e imprenditoria collusa o connivente e pezzi di Stato deviati, professionisti mafiosi. Né più né meno.

La cosa è semplice. Chi si ostina a credere che un “venditore di piantine” ottanduenne come don Mico Oppedisano (parole recentissime del pm Nicola Gratteri […]) continui pure a crederlo e a portarsi fuori dal mondo reale.

Chi continua a credere che Cosa nostra sia nelle mani di un boss pur spietato e che non vedo l’ora che venga arrestato, come Matteo Messina Denaro […] e non invece magari in una loggia coperta di Trapani o Messina o Barcellona Pozzo di Gotto dove siedono professionisti e politica, si accomodi pure: la storia li ha già travolti.

Bene. Le conferme di quanto vado scrivendo da anni arrivano come pioggia (acida).

L’ultima […] viene nientepopodimenoche dalla famiglia Commisso.

Stiamo parlando del gotha della ‘ndrangheta militare, ancestrale, violenta, arricchitasi con traffici che tutto comprano. Anche le anime.

[…] la Procura distrettuale antimafia nella operazione “Falsa politica” […] a pagina 3 dell’ordinanza tratteggiano la figura di Giuseppe Commisso, classe ’47, detto “il mastro” […]

Il 14 maggio 2010 Pietro Futia, nipote di Pietro Commisso, detto “zio Pietro” si informa con il “Mastro” sulla possibilità di accedere al Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta, noto come “Cavalieri di Malta”: “…basta che se entro nei Cavalieri di Malta …”, ricevendo disposizione negativa da parte del “Mastro” che lo esclude “assolutamente …” […]

Con alcuni di costoro, chiarisce Giuseppe Commisso, la ‘ndrangheta mantiene anche rapporti diretti, ma i loro rapporti non possono che essere improntati a “…falsa politica che con loro parliamo…”. […]

Giuseppe Commisso conclude il dialogo, insistendo sulla incompatibilità dell’appartenenza ad organizzazioni quale quella cui ha fatto riferimento con la ‘ndrangheta: “…ma noi abbiamo parlato sempre che non può fare … l’uomo che fa queste cose non può fare l’uomo…non è. .. questa è una società.. . una società brutta… ti dico fanno tutte… le cose più brutte li fanno loro. .. arresti.. . parlano male di quello, parlano male.. sono collegati.. . una società di merda.. .” […]

Ovviamente la “Società” è la ‘ndrangheta e invito tutti a riflettere con me: il passaggio dal tavolo di Polsi o di un quartiere di Cosa nostra ai tavoli delle logge coperte e deviate in Calabria, in Sicilia o in Lombardia (anche in questo caso nulla hanno a che vedere con la massoneria ufficiale) sanciscono la “dipendenza” della “Società ‘ndranghetista” o di “Cosa nostra” da quei tavoli dove siedono menti raffinatissime, dove siede anche lo Stato deviato. Tavoli dei quali – si badi bene – la “Società” ormai non può più fare a meno perché sono diventati predominanti e vincenti nelle strategie mafiose.

Di questo i vecchi boss di mafia ne sono consapevoli e per questo dicono che “dopo la ‘ndrangheta si va nei discorsi di massoneria” (Belnome) o che “la massoneria fa infamità” (Commisso). Anche loro si rendono conto – inconsciamente – che la purezza della mafia (sic!) è messa in pericolo, è a rischio. E’ un confronto anche generazionale perché i “vecchi”(che mangiano cicoria e ricotta o che vendono piantine) sanno che quella stagione è finita e che oggi le mafie stanno rapidissimamente diventando altro. E anche i giovani rampanti lo sanno e per questo vogliono adeguarsi ai tempi: bruciare le tappe grazie ai nuovi tavoli di controllo dei bottoni del potere. Tavoli nei quali sedere,  come del resto dimostrano decine e decine di indagini (aperte e in corso), e nei quali il poker è servito a Stato deviato, professionisti, mafiosi, finanza, politica e via di questo passo in una intercambiabilità relativa, nella quale paradossalmente ormai l’unica “variabile” è rappresentata dalla mafia che si accontenta di eseguire gli ordini, portare il proprio know-how criminale ed essere libera di esercitare i propri maledetti traffici.

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bartolo 12/giu/2012 11:25:34

ottimo galullo, adesso la seguo meglio…
ma, vede, e per questo non ho che ringraziare cisterna, ho conosciuto in quel di palmi (carcere) nel 1993 anche il mastro, quel commisso che appare tanto loquace nelle intercettazioni, mi creda, nulla di straordinariamente mafioso e/o ndranghetista…quindi, gli ultimi sette mesi, e cioè dal gennaio del 2011 fino alla scarcerazione, luglio 2012, sono stato nella medesima “stalla” della seconda sezione del carcere di lanciano, insieme a riccardo rumbo, considerato uno dei capi ndrina dei commisso, un uomo sofferente e consapevole di essere coinvolto in un contesto molto al di sopra delle sue percezioni. ecco perché parlo della civiltà della gioiosa macchina da guerra che è l’antimafia italiana, che si oppone all’inciviltà di uomini e persone contigui al mondo della ndranmgheta, che, però, sono, ahimè, come gli ultimi dei moicani… personaggi, galullo, che gli addetti ai lavori, come c’è arrivato lei a capire, ci sono arrivati anche loro…e, non da adesso, bensì fin dall’inizio degli anni 90…quindi, per tutto questo tempo abbiamo avuto una macchina da guerra che più produceva ndrangheta, camorra e mafia…più ne arrestava e arresta gli affiliati… in un gioco perverso nel quale, le norme antimafia, gli consentono di gestire un potere immenso…che usano bene politicamente, e, che, nella politica trovano i sodali dalle menti raffinatissime. Vede, lei fa sempre riferimento a gratteri…ma, non ci ricorda che gratteri è stato proprio uno dei magistrati che ha condotto l’inchiesta contro la ndrangheta dei tre mandamenti al cui vertice è stato individuato sedersi l’oppedisano…ecco..adesso gratteri ci informa della insignificanza di questa inchiesta…ma nella requisitoria del medesimo processo ha chiesto delle pene pesantissime e si aspettava che il giudice le avrebbe accolte…ebbene, galullo, mi chiedo, ma l’onestà intellettuale di questi addetti ai lavori che chiedono 20 anni di carcere, che ne so, dico un imputato a caso che conosco bene, tale giuseppe prestopino: 20 anni di carcere solo perchè (aveva appena finito di scontare la propria pena inflittagli nel mio medesimo processo solo qualche anno prima) un signore con la cimice sulla propria autovettura mentre si trovava in transito per melito in compagnia di un suo sodale riferisce a quest’ultimo, non appena si ritrovano davanti che transita in direzione opposta il prestopino, ecco, vedi questo? È prestopino lo abbiamo fatto padrino durante le feste natalizie… questo signore è da due anni che si ritrova in carcere per questo, eppure…aveva finito di scontare la pena solo qualche anno prima…eppure, gratteri per questi ha chiesto 20 anni di carcere…eppure, questo signore ha tre figli tra i cinque e dieci anni…eppure …eppure… caro galullo…inascoltato sono decenni che dico che la lotta alle mafie degli ultimi decenni è il più grande imbroglio mai posto in essere sul suolo italiano dopo quello della esistenza delle streghe medievali… non per nulla ci siamo ritrovati certi presidenti del consiglio, certi ministri della giustizia, certi ministri dell’interno; e, molti molti parlamentari che fanno paura alle loro stesse mogli e ai loro stessi figli…
un caro saluto, bartolo.

 

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