Un “equivoco” con tre elementi e un post scriptum

UNO

“Che ha voluto appoggiare a un (inc.) che è in finanziere, uno sbirro… cinque anni fa ha detto lui che è sbirro questo qua, che è un infame… che questo… adesso ha voluto appoggiare a MONTELEONE lui… lo potete appoggiare… uno vale l’altro, appoggiamo a MONTELEONE… adesso questo gli ha promesso un posto di lavoro al genero e voleva
appoggiare a questo qua…”.

pg. 1732 – Decreto di Fermo di indiziato di delitto – n. 1389/2008 R.G.N.R. D.D.A.

DUE

 Monteleone Sig. Rosario

Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana – Conferimento del 2.6.2012

TRE

[tratto da Ribera On Line]

“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati”

post scriptum:

Domenico (Mimmo) Cangemi (fruttivendolo di San Fruttuoso accusato di essere il capo della ‘ndrangheta in Liguria) è il referente dei De Stefano di Reggio.

Domenico Belcastro (vicino ai Comisso di Siderno) è invece un suo subordinato.

Sono le indagini “Crimine” e “Maglio3” ad aver evidenziato questi rapporti e ad aver documentato la telefonata riportato sopra, quella in cui Domenico Belcastro, parlando con Giuseppe Comisso, si lamenta per la scelta del Gangemi di appoggiare la candidatura di Rosario Monteleone.

Quest’ultimo è l’attuale presidente del Consiglio regionale della Liguria e, per questi fatti, non risulta essere attualmente indagato.

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