La strada e qualcosa d’altro

Resto convinto che questa condivisa proprio oggi da Salvo Palazzolo sia la strada da percorrere, mentre invece i programmi televisivi siano qualcosa d’altroImage.

Generalmente, un cronista è geloso del suo archivio, costruito con fatica in tanti anni di attività. Io scrivo di mafia ormai dal 1992, ero uno smarrito aspirante collaboratore di “Tele Scirocco” il giorno che mi ritrovai a correre in via d’Amelio, dopo avere sentito un botto enorme. Ricordo di avere vagato disordinatamente almeno per un’ora fra i corpi dilaniati e le macerie di quella strage, senza riuscire a prendere un appunto, senza riuscire a cogliere un particolare utile da raccontare poi al mio caporedattore, Angelo Mangano. Tornai in redazione con il taccuino vuoto e le idee confuse. Di certo, iniziavo il mestiere di cronista nel peggiore dei modi, non comprendendo quello che vedevo, non comprendendo da che parte avrei potuto iniziare a raccontarlo.

Forse, per questa ragione da quel giorno ho iniziato a raccogliere tutto ciò che potesse farmi capire il perché di quella stagione del terrore. Così è nato un archivio, che contiene tutti gli sprazzi di verità raggiunti su quei fatti, gli indizi, le domande, le ansie e le speranze di tanti uomini e donne che non si sono rassegnati alla violenza, alle complicità, ma hanno continuato a cercare.

Nell’archivio che pubblico su questo blog – archivio della memoria, l’ho chiamato – troverete tutte le sentenze sulle stragi del ’92-’93 e molti atti di indagine riguardanti la trattativa fra mafia e Stato, alcuni anche inediti. Questo è l’archivio di un cronista a Palermo, ma in fondo non solo l’archivio di Salvo Palazzolo, è l’archivio che ogni cronista delle vicende di mafia conserva e continua a consultare per i suoi articoli e le sue inchieste. Credo che vent’anni dopo le stragi Falcone e Borsellino, questi documenti costituiscano un grande patrimonio che debba essere messo a disposizione delle scuole, delle università, delle associazioni della società civile, di tutti coloro che vogliono conoscere gli anni più drammatici della storia del nostro paese.

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